Cesare Brandi nella sua Teoria del restauro afferma che il restauro è:
«il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della trasmissione al futuro», aggiungendo che «si restaura solo la materia dell'opera d'arte».
Sostengo anch’io l’idea del Brandi, quando abbiamo a che fare con oggetti di valore artistico e storico, ma ci sono anche oggetti in oreficeria che hanno un potente valore affettivo. Proprio sul valore affettivo o simbolico che si deve procedere.
In questo caso, gli oggetti affettivi, possono essere monili di basso valore artistico o anche poco preziosi, in questo caso i materiali sono molto delicati e non possono subire restauri come nei materiali nobili (argento, oro e pietre dure di pregio).
Chiaro che bisogna agire caso per caso, ma in certe situazioni, quando il materiale è veramente irrecuperabile o insostituibile, meglio creare una struttura di contenimento di altro materiale per poterlo portare ancora.
Resta di fondo l’idea di salvaguardia e originalità dell’oggetto rovinato dal tempo, migliorando la sua durata e portabilità con i materiali originali.